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Le notizie provenienti dall’Alaska hanno provocato violente reazioni in tutte le capitali d’Europa. Mi riferisco, ovviamente, non ai cittadini comuni, ma a quella speciale élite di uomini e donne saggi che amano definirsi i nostri capi di governo.

Stiamo vivendo una crisi del capitalismo senza precedenti. La disuguaglianza ha raggiunto livelli record. Attualmente ci sono più guerre che in qualsiasi altro momento dalla Seconda guerra mondiale. E l’economia mondiale è impantanata nella stagnazione, nell’inflazione e in un debito schiacciante. Ora, con la rielezione di Trump, l’intero edificio dell’ordine postbellico – del dominio incontrastato degli Stati Uniti – sta cominciando a sgretolarsi.

L’Europa pagherà in maniera PESANTE, come dovuto, e sarà la tua vittoria”, ha scritto tronfio a Donald Trump il segretario generale della Nato Mark Rutte. Infatti, la NATO, l’alleanza delle potenze imperialiste occidentali, ha concordato di aumentare la propria spesa per la “difesa” al 5 per cento del PIL entro il prossimo decennio, nel corso del recente vertice all’Aia. Senza dubbio, i padroni dell’industria bellica europea avranno gioito.

C’era un tempo in cui la diplomazia internazionale era una faccenda relativamente stabile; indubbiamente complessa, ma allo stesso tempo abbastanza prevedibile. Le grandi potenze decidevano la politica in maniera piuttosto cinica, in linea con i propri interessi nazionali.

“ORA È IL MOMENTO DELLA PACE”, ha scritto sabato scorso il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul social Truth. Lo stesso giorno, gli Stati Uniti hanno sferrato il più grande attacco militare contro l’Iran della storia moderna. Trump ha ricevuto l’appoggio dei leader europei, compreso il suo obbediente servitore a Downing Street; tutti hanno invitato l’Iran a dare prova di ‘moderazione’, a “allentare la tensione” e a tornare al tavolo dei negoziati.

Nelle prime ore di venerdì 13 giugno, Israele ha lanciato un massiccio attacco contro l’Iran, eliminando parte del suo comando militare e colpendo alcune delle sue strutture nucleari. Al momento della stesura di questo articolo (13 giugno, Ndt), è in corso una seconda ondata di attacchi israeliani che sta colpendo obiettivi a Teheran, Keraj e Qom, oltre che, per la seconda volta, l’impianto di arricchimento nucleare di Natanz. Questo atto di aggressione spudorato rischia di scatenare una conflagrazione regionale micidiale con conseguenze di vasta portata.

Due mesi dopo la rottura dell’effimero cessate il fuoco da parte di Benjamin Netanyahu, la situazione a Gaza è giunta a livelli catastrofici. Gli aiuti umanitari, le medicine e i beni di prima necessità sono terminati a causa del blocco totale imposto da Israele, e sono ricominciati i bombardamenti senza sosta dell’esercito israeliano. Innumerevoli organizzazioni umanitarie hanno avvertito che il blocco è sul punto di uccidere decine di migliaia di persone per mezzo di una carestia generalizzata.

L’Internazionale Comunista Rivoluzionaria protesta per l’arresto dei leader del Comitato d’Azione Popolare del Gilgit Baltistan (Awaami Action Committee Gilgit Baltistan, AAC-GB) e del Partito Comunista Rivoluzionario (Inqalabi Communist Party, ICP) da parte della polizia in Pakistan. Esprimiamo la nostra solidarietà ai compagni arrestati, che stanno affrontando la repressione per essersi opposti al saccheggio della terra e delle risorse della regione da parte dei capitalisti e degli imperialisti. Facciamo appello al movimento operaio internazionale e a tutti i nostri lettori a protestare contro questo vergognoso atto di repressione.

Sabato 26 aprile, una grande manifestazione guidata dall’estrema destra ha attraversato i quartieri settentrionali di Dublino. La partecipazione è stata considerevole: le stime oscillano tra i 5mila e i 10mila. In effetti, è stata quattro o cinque volte più grande della precedente mobilitazione dell’estrema destra, che era stata la più cospicua fino a quel momento.

È iniziata un’altra guerra tra gli arci-rivali India e Pakistan, in cui entrambi i paesi hanno finora rivendicato la vittoria. Nelle prime ore del 7 maggio, l’aviazione indiana ha effettuato nove attacchi all’interno del Pakistan e del Kashmir amministrato dal Pakistan. Per rappresaglia, il Pakistan sostiene di aver abbattuto cinque jet indiani, cosa che l’India ha ad oggi negato.

Dal primo novembre 2024, quando è crollata la pensilina della stazione di Novi Sad, uccidendo sedici persone, la Serbia è attraversata da occupazioni, blocchi e proteste sotto la guida degli studenti. Questa tragedia, che ha come causa la corruzione, ha scatenato un’ondata di indignazione in tutto il paese. Ad aprile, mentre scriviamo questo articolo [pubblicato in inglese il 25 aprile, Ndt], più di un milione di persone in tutta la Serbia hanno partecipato al movimento, esprimendo il proprio appoggio alle rivendicazioni degli studenti. Le manifestazioni si susseguono in tutto il paese.