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Mentre pubblichiamo quest’articolo della sezione francese dell’ICR, il movimento iniziato il 10 settembre continua, con assemblee generali nelle università in tutto il paese, assemblee e iniziative sindacali sui luoghi di lavoro in preparazione della prossima giornata d’azione indetta per il 18 settembre.

In Nepal, i manifestanti hanno dato fuoco al parlamento federale, alla Corte Suprema, alle sedi dei partiti politici e alle case dei politici di lungo corso. Il primo ministro si è dimesso, insieme con tutta una serie di ministri. L’esercito sta evacuando i politici dalle loro case. Dopo aver sopportato per anni una povertà opprimente, la gioventù nepalese ne ha avuto abbastanza. Ed è entrata nell’arena della storia.

Questa settimana [articolo del 21 agosto, Ndt], Israele è stato attraversato da una “giornata nazionale di scxiopero” dopo che Netanyahu ha annunciato la conquista e l’occupazione di Gaza, firmando a tutti gli effetti le condanne a morte dei rimanenti ostaggi.

Lunedì, apparentemente dal nulla, migliaia e migliaia di giovani sono scesi in piazza in Indonesia. Si sono radunati di fronte al palazzo del parlamento, hanno affrontato coraggiosamente centinaia di agenti di polizia armati di cannoni ad acqua e hanno gridato “Abbasso il parlamento!”. Gli scontri nelle strade tra i manifestanti e la polizia sono continuati fino a mezzanotte. Al mattino, 400 persone erano state arrestate, tra cui circa 200 studenti medi.

Per la prima volta in 20 anni, il Movimento per il Socialismo (MAS) in Bolivia ha perso le elezioni presidenziali – e non è stata una sconfitta qualsiasi. Dopo aver ottenuto quasi il 55% dei voti nel 2020, il MAS ha raggiunto a malapena il 3%.

Le notizie provenienti dall’Alaska hanno provocato violente reazioni in tutte le capitali d’Europa. Mi riferisco, ovviamente, non ai cittadini comuni, ma a quella speciale élite di uomini e donne saggi che amano definirsi i nostri capi di governo.

Stiamo vivendo una crisi del capitalismo senza precedenti. La disuguaglianza ha raggiunto livelli record. Attualmente ci sono più guerre che in qualsiasi altro momento dalla Seconda guerra mondiale. E l’economia mondiale è impantanata nella stagnazione, nell’inflazione e in un debito schiacciante. Ora, con la rielezione di Trump, l’intero edificio dell’ordine postbellico – del dominio incontrastato degli Stati Uniti – sta cominciando a sgretolarsi.

L’Europa pagherà in maniera PESANTE, come dovuto, e sarà la tua vittoria”, ha scritto tronfio a Donald Trump il segretario generale della Nato Mark Rutte. Infatti, la NATO, l’alleanza delle potenze imperialiste occidentali, ha concordato di aumentare la propria spesa per la “difesa” al 5 per cento del PIL entro il prossimo decennio, nel corso del recente vertice all’Aia. Senza dubbio, i padroni dell’industria bellica europea avranno gioito.

C’era un tempo in cui la diplomazia internazionale era una faccenda relativamente stabile; indubbiamente complessa, ma allo stesso tempo abbastanza prevedibile. Le grandi potenze decidevano la politica in maniera piuttosto cinica, in linea con i propri interessi nazionali.

“ORA È IL MOMENTO DELLA PACE”, ha scritto sabato scorso il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sul social Truth. Lo stesso giorno, gli Stati Uniti hanno sferrato il più grande attacco militare contro l’Iran della storia moderna. Trump ha ricevuto l’appoggio dei leader europei, compreso il suo obbediente servitore a Downing Street; tutti hanno invitato l’Iran a dare prova di ‘moderazione’, a “allentare la tensione” e a tornare al tavolo dei negoziati.

Nelle prime ore di venerdì 13 giugno, Israele ha lanciato un massiccio attacco contro l’Iran, eliminando parte del suo comando militare e colpendo alcune delle sue strutture nucleari. Al momento della stesura di questo articolo (13 giugno, Ndt), è in corso una seconda ondata di attacchi israeliani che sta colpendo obiettivi a Teheran, Keraj e Qom, oltre che, per la seconda volta, l’impianto di arricchimento nucleare di Natanz. Questo atto di aggressione spudorato rischia di scatenare una conflagrazione regionale micidiale con conseguenze di vasta portata.