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A quattro settimane dall’inizio della guerra di aggressione di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, gli obiettivi bellici dell’imperialismo statunitense non solo non sono stati raggiunti, ma sembrano più lontani che mai. Trump si trova di fronte a una situazione impossibile. Se decidesse di limitare i danni e dichiarasse vittoria adesso, ciò rappresenterebbe un’enorme umiliazione per l’imperialismo statunitense e un duro colpo a livello personale. Ma qualsiasi tentativo di intensificare il conflitto sarebbe irto di pericoli e comporterebbe gravi rischi, con ben poche possibilità di successo. Al momento sembra che stia cercando di fare entrambe le cose contemporaneamente.

L’embargo petrolifero deciso da Trump il 29 gennaio sta asfissiando in maniera lenta ma inesorabile Cuba, che fa affidamento sulle importazioni di petrolio per il 60% della sua produzione di energia. Il governo cubano ha ammesso che si stanno svolgendo negoziati con gli Stati Uniti, ma questo sta avvenendo in condizioni di ricatto estremo da parte dell’imperialismo. Come possiamo difendere la Rivoluzione cubana?

Mentre i commentatori dibattono sui prezzi del petrolio e fanno calcoli geopolitici, la realtà della guerra in Medio Oriente non si misura in grafici, ma in vite umane. In solo pochi giorni, sono state uccise più di mille persone. Tra di esse, sono morte 165 bambine in età scolare con i propri insegnanti, in attacchi contro le infrastrutture civili in Iran.

Cogliendo l’occasione, il 22 settembre 1980 Saddam Hussein invase l’Iran. L’esercito iraniano si era in gran parte dissolto in seguito alla Rivoluzione iraniana del 1979 e la Repubblica Islamica, nata da meno di un anno, era ben lungi dall’aver consolidato il proprio potere. Gli islamisti dovevano affrontare l’arduo compito di ricostruire lo Stato borghese iraniano, dato che il potere rimaneva di fatto nelle strade.

Il compagno Ehsan Ali, presidente dell’Awami Action Committee (AAC) del Gilgit Baltistan e dirigente nazionale dell’Inqalabi Communist Party (Partito comunista rivoluzionario – RCP) in Pakistan, è stato arrestato la notte del 10 marzo nella sua casa di Gilgit, durante un raid della polizia. Successivamente, sono state perquisite le abitazioni di diversi altri leader dell’AAC e altri quattro sono stati arrestati, tra cui: Nusrat Hussain, Mehboob Wali, Nafees Advocate e Mehar Ali. Sono stati accusati di aver organizzato una riunione della direzione dell’AAC durante l’iftar [la cena che segna l’interruzione del ramadan, ndt], per discutere il funzionamento dell’AAC e pianificare le

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“I ricchi vogliono la guerra, i giovani vogliono un futuro!” era lo slogan principale col quale oltre 50mila studenti medi hanno scioperato il 5 marzo durante in oltre 140 città tedesche contro la reintroduzione del servizio militare obbligatorio da parte del governo tedesco. A Berlino erano poco meno di 10mila, ad Amburgo 5mila e a Monaco oltre 800. Questo fa seguito a una mobilitazione simile avvenuta il 5 dicembre dello scorso anno, in cui oltre 55mila studenti sono scesi in piazza.

Ebbro del successo in Venezuela, Trump ha creduto che gli stessi metodi potessero essere usati per costringere l’Iran alla sottomissione. O tramite la minaccia di forza navale che, circondando il paese. avrebbe portato alla capitolazione, oppure sulla base di un blitz volto alla decapitazione dei vertici, con il quale si sarebbe prodotto un cambio di regime e sarebbe emersa una nuova leadership disposta a soddisfare le richieste degli imperialisti (una “Delcy a Teheran”, come la definirono alcuni).

La mattina di sabato 28 febbraio, Teheran è stata scossa da una serie di forti esplosioni quando missili statunitensi e israeliani hanno colpito la capitale dell’Iran. Nuvole di fumo sono state viste salire su Teheran, Qom e altre città iraniane, annunciando l’inizio della guerra.

Cuba sta ora affrontando un blackout quasi totale dopo che Trump ha imposto un embargo petrolifero sull’isola. L’obiettivo è chiaro. L’imperialismo statunitense vede l’opportunità di schiacciare definitivamente la rivoluzione cubana dopo 67 anni di attacchi incessanti. È dovere del movimento operaio mondiale mobilitarsi in difesa della rivoluzione cubana.

All’inizio di febbraio, mentre Trump concentrava la sua flotta nel Golfo Persico, le masse del Minnesota ingaggiavano una lotta frontale contro l’ICE e i crimini della classe dominante rivelati dai file di Epstein lasciavano il mondo inorridito, novanta dirigenti comunisti rivoluzionari da tutto il mondo si riunivano in Italia.

Nella definizione di camaleonte del dizionario Merriam Webster troviamo, tra le varie caratteristiche, la sua “insolita capacità di cambiare il colore della pelle”. Troviamo anche sinonimi di camaleonte, come “opportunista” e “banderuola” – “una persona o una cosa che cambia facilmente o spesso” e “una persona che cambia spesso le proprie convinzioni o il proprio comportamento per compiacere gli altri o per avere successo”.

La creazione dell’Alleanza degli Stati del Sahel (Alliance des États du Sahel, AES) nel settembre 2023, in seguito a una serie di colpi di Stato in Mali, Burkina Faso e Niger, ha segnato un importante punto di svolta nella politica africana. Così facendo, queste tre nazioni hanno attuato una rottura decisiva dalla sfera di influenza occidentale e in particolare con il loro vecchio padrone coloniale, la Francia.

Minneapolis è tornata ad essere l’epicentro della lotta di classe negli Stati Uniti. La città che ha scatenato la rivolta di George Floyd del 2020, il movimento per i diritti degli immigrati del 2006 e lo storico sciopero dei Teamsters del 1934 ha catturato l’attenzione di lavoratori e giovani coscienti di tutto il paese per tre settimane, e al momento la lotta non mostra alcun segno di rallentamento.