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Gli avvoltoi dell’imperialismo occidentale incombono sul regime iraniano. Donald Trump ha già minacciato di intervenire in Iran tre volte da quando le proteste hanno avuto inizio. Nel frattempo, lo Stato israeliano ha inviato messaggi sinistri attraverso l’account in lingua farsi del Mossad su X, tra cui: “Scendiamo in piazza insieme. Il tempo è giunto. Siamo con voi. Non solo da lontano e a parole. Siamo con voi anche sul campo”.

L’arrivo dell’anno 2026 non è stato salutato dallo stappo delle bottiglie di champagne, ma dal suono allegro degli esplosivi ad alto potenziale e dalle luci intense che hanno illuminato le strade addormentate della capitale venezuelana, offrendo ai suoi fortunati abitanti uno spettacolo pirotecnico spettacolare e assolutamente gratuito nel cuore della notte.

Il 29 dicembre, il rial iraniano ha toccato il minimo storico rispetto al dollaro, scatenando uno sciopero nei bazar di Teheran con imponenti cortei nelle strade principali che scandivano slogan come: “Chiudere, chiudere!”, “Morte al dittatore!”, “Morte ai prezzi alti!” e “Questo è l’ultimo messaggio: l’obiettivo è l’intero regime”.

Alle 2 del mattino dell’ora locale a Caracas, l’imperialismo statunitense ha lanciato un attacco criminale su suolo venezuelano. Ci sono resoconti che parlano di sei grandi esplosioni nella capitale Caracas. Ci sono stati attacchi militari anche a El Higuerote, Miranda, La Guaira e anche ad Aguara. Elicotteri militari statunitensi sono stati avvistati sopra Caracas. Trump ha annunciato che hanno catturato Maduro e sua moglie, e che sono stati deportati fuori dal paese. Delcy Rodriguez, vice presidente del Venezuela, lo ha confermato. Questo è quello che sappiamo ad ora.

Il 27 novembre, Pedro Castillo, ex presidente del Perù, è stato condannato a 11 anni, 5 mesi e 15 giorni di reclusione per il reato di cospirazione a fini di ribellione, dopo aver annunciato il 7 dicembre 2022 lo scioglimento del Parlamento, la riorganizzazione del sistema giudiziario e la convocazione di un’Assemblea Costituente.

Gli esperti vulcanologi che analizzano il Vesuvio hanno sottolineato che non si tratta di capire se erutterà, ma quando. Prima di un’eruzione vera e propria ci saranno dei segnali rivelatori: il magma inizierà ad accumularsi sotto la superficie, aumenteranno le scosse e si verificheranno cambiamenti nelle emissioni di gas e vapori. Prima di un’eruzione significativa potrebbero verificarsi anche piccole colate laviche.

I compagni dell’Internazionale Comunista Rivoluzionaria (ICR) provenienti da vari stati del Brasile si sono riuniti a San Paolo per un congresso straordinario. Lo scopo è stato quello di fondare una nuova sezione brasiliana dell’Internazionale e di tenere una scuola quadri. Decine di delegati, precedentemente eletti nelle sessioni plenarie regionali, hanno partecipato ai lavori dal 20 al 23 novembre, dando inizio a una nuova fase nella storia della ICR in Brasile.

Due crisi interconnesse stanno lacerando le viscere del regime ucraino. Da un lato, il fronte sta crollando. La situazione sul campo di battaglia peggiora di giorno in giorno, se non di ora in ora. Dall’altro, uno scandalo di corruzione enorme minaccia di travolgere Zelensky e tutto il suo regime. Kiev e le capitali occidentali stanno cadendo nel panico.

Il Sudan sta sanguinando a morte. Dal 2023, almeno 150mila persone sono state uccise e ci sono 12 milioni di sfollati a causa di una guerra civile tra due eserciti controrivoluzionari, entrambi responsabili di atrocità ed appoggiati entrambi dalle diverse potenze straniere, desiderose di avere la propria fetta di questa nazione africana ricca di minerali e di rilevanza strategica.

L’escalation delle intimidazioni imperialiste statunitensi contro il Venezuela, iniziata ad agosto, ha raggiunto il culmine e ora coinvolge anche la Colombia. Oltre al rafforzamento della presenza militare nei Caraibi, all’affondamento di motoscafi e ai voli provocatori di bombardieri al largo delle coste venezuelane, assistiamo ora allo schieramento della portaerei USS Gerald R. Ford nei Caraibi.

Quella che era iniziata come una protesta della gioventù contro una contro-riforma delle pensioni si è rapidamente trasformata in una crisi politica di enormi proporzioni. In un contesto di criminalità dilagante, corruzione persistente e disordini sociali, il movimento di massa ha costretto alle dimissioni la presidente golpista Dina Boluarte. Ma il tentativo di sostituirla dall’alto, con la nomina di José Jerí, non ha fermato le proteste. Il 15 ottobre è stato un giorno critico: un manifestante di nome Eduardo Ruiz è stato ucciso dalla polizia e centinaia di persone sono rimaste ferite.

Gli eventi si sono sviluppati alla velocità della luce durante il fine settimana in Madagascar. Il movimento di massa dei giovani, iniziato il 25 settembre, ha rovesciato il vecchio regime. Una parte dell’esercito si è rifiutata di continuare la repressione contro le masse e si è ammutinata. Il presidente ha dovuto fuggire su un aereo dell’esercito francese domenica 12 ottobre.

A Gaza e in Israele sono partiti i festeggiamenti, dopo l’annuncio da parte di Trump sul social Truth per il raggiungimento di un accordo di pace tra i negoziatori israeliani e quelli di Hamas in Egitto. I festeggiamenti sono comprensibili, soprattutto per i gazawi che fino a questo momento hanno affrontato un futuro di morte certa per bombardamento o fame. Tuttavia, dobbiamo dire la verità, per quanto spiacevole possa essere.