Abelardo de la Espriella, un reazionario di estrema destra con legami con i paramilitari che hanno terrorizzato la Colombia per decenni, è salito al potere promettendo di attuare un pesante programma di austerità, simile a quello di Javier Milei in Argentina e Nayib Bukele in El Salvador.

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Messaggi di congratulazioni sono giunti da Donald Trump, Marco Rubio e dai presidenti reazionari dell’America Latina. Anche Benjamin Netanyahu si è rallegrato per l’uscita di scena di Gustavo Petro, che una volta aveva affermato che Netanyahu si trovava “al fianco di coloro che hanno assassinato milioni di ebrei in Europa”.

Espriella non era considerato un candidato credibile dalla classe dominante colombiana fino a tre mesi fa, quando il suo partito aveva ottenuto solo quattro seggi in parlamento e si attestava al 25% nei sondaggi. Ora, è destinato a succedere a Gustavo Petro – il primo presidente di sinistra nella storia della Colombia – con un margine inferiore all’1% sul suo rivale, Iván Cepeda, del partito Pacto Histórico di Petro. Com’è possibile che un uomo d’affari reazionario con una lunga storia di legami con il narcotraffico sia riuscito a diventare presidente?

Chi ha votato per Abelardo?

In qualità di avvocato, la lista dei clienti e degli amici di Abelardo de la Espriella è un vero e proprio catalogo di ogni sorta di impostori che la classe dominante colombiana abbia prodotto.

Tra questi figurano David Murcia Guzmán (la mente dietro il più grande schema Ponzi della storia colombiana), Dieb Maloof (un senatore legato ai gruppi paramilitari) e Alex Saab (un uomo d’affari legato al governo venezuelano e beneficiario della privatizzazione di Abastos Bicentenario).

Quando non è impegnato a difendere dei degenerati, si dedica a girare spot pubblicitari per il botox.

Abelardo è un tipo particolare di scagnozzo da cartone animato che solo il capitalismo colombiano avrebbe potuto produrre. Ed è proprio questo il punto. Come disse Marx ne Il 18 brumaio di Luigi Bonaparte, “in Francia la lotta di classe creò delle circostanze e una situazione che resero possibile a un personaggio mediocre e grottesco di far la parte dell’eroe“.

Ma è destinato a recitare la parte dell’eroe? Questa grottesca mediocrità sarà davvero l’eroe di cui la borghesia ha bisogno?

L’abelardismo è fiorito soprattutto in un clima di sfiducia nei confronti dell’establishment politico. Secondo il sondaggio Edelman del 2026, solo il 36% hanno fiducia che il governo ha a cuore i loro interessi, mentre il 32% pensa che la prossima generazione non avrà un futuro migliore.

La destra tradizionale è stata completamente screditata per anni. Il suo candidato prediletto è stato giustiziato in strada l’anno scorso. La forza di Abelardo risiede nell’essere un guscio vuoto che cerca di accontentare tutti, le cui politiche consistono in vuote aperture sia alla classe capitalista che ai poveri.

Espriella ha anche legami con gli alti ranghi della borghesia colombiana. Fin da quando era giovane, la sua famiglia era vicina all’ex presidente colombiano Álvaro Uribe Vélez. Ma questi legami con la “vecchia guardia” non gli hanno impedito di presentarsi come un outsider della politica colombiana. Affermava di rappresentare coloro che “non avevano mai vissuto alle spalle dello Stato”, in una lotta contro chi aveva sempre governato il paese.

Ha presentato i tre ex presidenti (Uribe, Santos e Petro) come parte di una grande cospirazione per impedirgli di salire al potere, arricchendosi al contempo grazie ai loro presunti legami con i guerriglieri e i paramilitari. Questa tesi ha trovato riscontro in una parte della classe media del paese e in metà delle città assediate dalle bande criminali, insoddisfatte dell’incapacità del governo riformista di eliminare i gruppi armati dalle città e delle promesse non mantenute in merito al sostegno delle piccole imprese.

Questo si riflette nella mappa elettorale, dove i principali centri urbani hanno votato per la destra, mentre le zone rurali del paese hanno votato per la sinistra. Questa dinamica è presente fin dal referendum del 2016 sull’accordo di pace con le FARC, un’organizzazione guerrigliera forte di 7mila membri che combatteva contro lo Stato colombiano dal 1964.

I media borghesi hanno trascorso gli ultimi quattro anni a diffamare i riformisti, accusandoli di essere complici della crisi della sicurezza, mentre l’oligarchia ha mobilitato tutti i suoi legislatori e giudici per bloccare ogni riforma proposta dal governo Petro. Ciò ha creato il malcontento che ha costituito il terreno fertile per l’abelardismo.

Un programma di repressione, guerra e austerità

Il programma di Abelardo de la Espriella è un documento di tre pagine che delinea “un’aggressiva offensiva militare e poliziesca contro la criminalità” e “attacchi mirati contro 10 leader chiave del narcotraffico”.

Gli obiettivi principali sono le bande criminali e i gruppi guerriglieri come l’ELN e le FARC, e questa offensiva sarà finanziata da un secondo Plan Colombia (l’iniziativa statunitense dell’era Clinton e Bush per finanziare l’esercito colombiano). Il suo slogan è “sventrare la sinistra” e ha chiesto l’incarcerazione di Gustavo Petro.

Questo programma ha suscitato timore tra le fila del movimento operaio. Ciò è particolarmente comprensibile in un paese dove il primo tentativo legale di costruire un partito di sinistra negli anni ’80 si concluse con l’assassinio di quasi 9mila attivisti. La sua elezione ha incoraggiato la feccia della società a controllare gli attivisti di sinistra sui social media e a fare pressione su di loro attraverso minacce online.

Bisogna dirlo chiaramente. La vittoria della destra rappresenta una battuta d’arresto per la classe operaia, non per la sua debolezza, bensì per la debolezza del programma dei riformisti.

Ma Abelardo sarà in grado di realizzare il suo programma?

Se tenterà di dichiarare guerra ai narcotrafficanti e ai guerriglieri, è destinato al fallimento. Oltre 60 anni di lotta armata hanno dimostrato che l’esercito non può sradicare i guerriglieri o i paramilitari perché non affronta le cause profonde di questi due fenomeni.

Entrambi sono il prodotto dell’enorme monopolio fondiario, dove l’80% della terra è nelle mani del 10% della popolazione rurale. Questa situazione costringe agricoltori e contadini con piccoli appezzamenti a lavorare nelle piantagioni di coca, poiché la coltivazione di colture tradizionali non è redditizia. Il piano di Abelardo di risolvere in soli 90 giorni problemi che hanno portato a decenni di conflitto è destinato a fallire.

Inoltre, si ritroverà con una bomba a orologeria fiscale in mano. L’Associazione Nazionale delle Istituzioni Finanziarie della Colombia (un think tank reazionario) avverte che il deficit previsto per il 2026 sarà pari al 6,5% del PIL e richiederà tagli per 63 miliardi di dollari entro il 2027 per pareggiare i conti. Ciò è impossibile senza un attacco frontale alla classe lavoratrice.

Dovrà affrontare questi problemi con un governo debole. L’ostacolo principale che dovrà affrontare è il fatto che il suo governo è stato eletto da appena il 31% della popolazione, mentre il partito di opposizione ha ottenuto il 30% dei voti. Il partito di Abelardo non è nemmeno riuscito a ottenere più di quattro senatori alle elezioni di marzo.

Non si tratta di un ritorno ai tempi di Uribe, quando i leader sindacali venivano assassinati dalle forze dell’ordine mentre il presidente godeva dell’80% di consensi. Si tratta di un governo instabile con un programma incapace di affrontare i problemi che è stato chiamato a risolvere.

Abelardo ha già abbandonato gran parte della sua demagogia contro l’opposizione il giorno stesso della sua vittoria, come ad esempio le richieste di arresto di Petro e Cepeda. Il suo vicepresidente, José Manuel Restrepo, ha messo in guardia contro una “crisi fiscale di proporzioni enormi” e ha invocato controriforme… salvo poi dichiarare che non avrebbero attaccato i salari dei lavoratori.

Sebbene Abelardo possa contare su una solida coalizione di partiti dell’establishment in parlamento, il problema principale sarà che qualsiasi tentativo di attuare un programma che preveda bombardamenti sui presunti campi di guerriglieri, alla Uribe, e al contempo i tagli richiesti dai capitalisti, alimenterà disordini sociali e mobilitazioni della classe operaia.

Iván Duque è stato eletto con questo programma, che ha innescato nel 2019 un movimento di blocco nazionale che ha gettato le basi per lo sciopero nazionale del 2021, che ha quasi rovesciato il suo governo. Le tergiversazioni di Abelado riflettono proprio il timore di scatenare una nuova ondata di lotte della classe operaia.

Cosa spiega la sconfitta dei riformisti?

Pacto Histórico ha vinto le elezioni parlamentari di marzo ottenendo la percentuale di voti più alta nella storia moderna delle elezioni parlamentari. Petro aveva un indice di approvazione del 51% all’inizio dell’anno, con le sue riforme che raggiungevano il 75%.

Iván Cepeda, successore di Petro, si attestava a sua volta al 40% dei consensi, contro il 30% di Abelardo e il 20% di Paloma Valencia (la candidata favorita dall’establishment) all’inizio della campagna elettorale.

In queste circostanze, la vera domanda non è perché Abelardo abbia vinto, ma perché la sinistra abbia perso?

Il problema è che il bilancio di Pacto Histórico è controverso. Se da un lato le proteste dello scorso anno sono riuscite a far approvare dal Congresso le riforme del lavoro e delle pensioni, dall’altro il tentativo del governo di negoziare simultaneamente con tutti i gruppi armati è fallito, e la riforma sanitaria per decreto non ha risolto il problema delle società intermediarie che svolgono un ruolo parassitario.

Nonostante avessero paventato la possibilità di una vittoria al primo turno, Pacto Histórico è rimasto sconcertato quando i risultati del primo turno hanno visto Abelardo de la Espriella al primo posto con due punti di vantaggio. Avevano contato sulla divisione del voto di destra tra due candidati e quindi avevano fatto poca campagna elettorale, dando per scontata la vittoria. Invece, la destra si è compattata attorno ad Abelardo de la Espriella.

Di fronte a questa realtà, la direzione di Pacto Histórico non è riuscita a entrare in sintonia con il massiccio sentimento anti-establishment, nonostante fossero stati essi stessi vittime dello Stato borghese, che aveva sabotato tutti i loro tentativi di approvare le proprie riforme. Pacto ha invece scelto di presentarsi come i candidati della continuità e dell’istituzionalismo, preparando di fatto la propria sconfitta.

Pacto Histórico, ad esempio, non è riuscito a sfruttare a proprio vantaggio il sostegno di Trump ad Abelardo. Petro era sempre più popolare quando definiva Trump un barbaro e un assassino, mentre denunciava i repubblicani come “un clan di pedofili che vogliono distruggere la nostra democrazia”. Purtroppo, a marzo, Petro ha capitolato di fronte a Trump e ha accettato un cappellino e un libro autografati con la scritta MAGA!

Al secondo turno, Iván Cepeda ha escluso la possibilità di un’Assemblea Costituente e l’ha sostituita con un “grande accordo nazionale” che avrebbe visto imprenditori e lavoratori mettere da parte le loro divergenze per realizzare le riforme. In altre parole, i lavoratori avrebbero raggiunto un accordo con quegli stessi imprenditori che negli ultimi quattro anni avevano dedicato tutte le loro risorse a combattere contro le riforme!

Le masse, nonostante tutto ciò, hanno quasi salvato Pacto Histórico. Non appena i risultati del primo turno hanno dato Abelardo come favorito, c’è stata una grande manifestazione dei giovani che ha dato il la al secondo turno. Manifestazioni di massa, campagne porta a porta e distribuzione di volantini hanno portato a un formidabile aumento di tre milioni di voti al secondo turno.

La sinistra avrebbe vinto a mani basse se avesse mobilitato questi 13 milioni di elettori prima del primo turno. Un membro dello staff della campagna elettorale di de la Espriella ha confessato al giornalista Daniel Coronell che sarebbero stati sconfitti se le elezioni fossero durate altri due giorni.

Il nuovo periodo

La caratteristica distintiva dell’elezione di Abelardo de la Espriella è la mobilitazione di milioni di persone che rifiutano il suo governo. La stragrande maggioranza di loro ha votato nel tentativo di realizzare il programma di riforme per cui la classe operaia si batte dalle rivolte sociali del 2021: riforma agraria, sanità, istruzione, alloggi e pensioni.

Ma Pacto Histórico non ha un piano concreto per attuare queste proposte. La sua strategia è stata quella di costruire un fronte popolare in grado di conciliare le riforme con l’oligarchia che finora ha bloccato ogni tentativo di riforma.

Tuttavia, grazie all’enorme consenso ottenuto e al peso parlamentare, Pacto Histórico sarà al centro dell’attenzione del movimento operaio. Quei 13 milioni di elettori guardano alla leadership di Pacto per essere guidati nella lotta contro il governo di Abelardo de la Espriella.

Il compito dei comunisti rivoluzionari in questo periodo sarà quello di connettersi con questo spirito combattivo, spiegando che solo una tattica militante di classe sarà in grado di respingere gli attacchi che Abelardo de la Espriella sferrerà contro le poche conquiste ottenute dalla classe operaia nel periodo precedente.

La strategia di Pacto Histórico, incentrata sulla via parlamentare, non ha facilitato l’approvazione delle riforme. Mentre Petro invitava le masse a mobilitarsi per difendere le riforme, le limitava sempre a delle marce nei momenti chiave dei negoziati per fare pressione sui senatori dell’oligarchia. Questo ha finito per sfinire gli strati più esterni del movimento, che si sono resi conto che i riformisti non avevano un modo reale per rompere il blocco istituzionale.

Sia la questione del governo reazionario di Abelardo, sia l’approvazione delle riforme, possono essere affrontate allo stesso modo: attraverso un programma di mobilitazioni di massa e di scioperi al di fuori dell’arena parlamentare. Questo programma metterebbe in ginocchio il governo di de la Espriella e farebbe pressione sull’oligarchia colombiana. Queste sono le lezioni dell’estallido social del 2021.

Ancora più importante è il fatto che la classe operaia colombiana non è diventata improvvisamente di destra, né filo-imperialista, né anti-operaia. I rapporti di forza tra le classi sono ancora a favore di Pacto Histórico e della classe operaia, nonostante queste battute d’arresto. Abelardo non ha un mandato popolare e deve procedere con cautela a causa dell’immenso peso dell’opposizione che si trova a dover affrontare ancor prima di entrare in carica.