Pogrom razzisti in Irlanda del Nord, uomini dal volto coperto che impediscono l’approdo di una piccola imbarcazione a Portsmouth, le violente deportazioni dell’ICE negli Stati Uniti, decine di migliaia di persone che attraversano il confine tra Marocco e Spagna a Ceuta… La questione migratoria è ormai al centro del dibattito politico in numerosi paesi ed è una parte cruciale del programma politico della destra populista in ascesa. Perché ciò avviene e quale dovrebbe essere la posizione dei comunisti riguardo a questa tematica così importante?
L’atteggiamento dell’opinione pubblica sull’immigrazione ha subito ampie oscillazioni anche in anni recenti. Nel 2015, vi fu un’ondata di simpatia e solidarietà nei confronti dei migranti, quando l’opinione pubblica rimase scioccata dalle immagini del bambino siriano di due anni Alan Kurdi, morto su una spiaggia turca, dopo che la barca su cui viaggiava si ribaltò nel tentativo di raggiungere le coste dell’Unione Europea.
C’è stata anche la volta in cui una carovana di migranti, principalmente di profughi siriani, tentò di raggiungere i confini europei attraverso la rotta balcanica. Allora, decine di migliaia di persone sfilarono a Barcellona in solidarietà con i migranti e contro la politica della “Fortezza Europa”. In Gran Bretagna 400mila persone firmarono una petizione al parlamento, divenuta virale, che chiedeva di “accogliere più richiedenti asilo e di aumentare il sostegno ai profughi nel Regno Unito”.
Nel caso della Gran Bretagna, questo avvenne appena poco prima della campagna per il referendum sulla Brexit, che fu permeata da un forte sentimento contro gli immigrati.
Oggi, l’idea della cosiddetta “grande sostituzione”, che cioè vi sia un piano delle élite globaliste per sostituire la popolazione nativa con stranieri, si è ampiamente diffusa e, in una misura o nell’altra, è una parte fondamentale della retorica dei partiti politici populisti di destra.
La crescita dell’immigrazione
L’immigrazione è aumentata? Sì, tutte le statistiche affidabili mostrano che c’è stata una crescita dei movimenti migratori a livello globale negli ultimi 20-30 anni. Secondo alcune stime demografiche dell’ONU, nel 2000 c’erano 174 milioni di migranti in tutto il mondo, che costituivano il 2,8% della popolazione. Nel 2025, questo dato è salito a 307 milioni, cioè il 3,7% della popolazione totale. Ciò rappresenta una crescita del 30% del numero di migranti rispetto alla popolazione totale negli ultimi 25 anni. Nel 2022 c’erano 167 milioni di lavoratori migranti, cioè il 4,7% della forza-lavoro globale, in aumento di più di 30 milioni dal 2013.
Il numero dei profughi a causa della guerra e delle crisi umanitarie è cresciuto da 38 milioni nel 2000 a 82 milioni nel 2020 e a 123 milioni nel 2024, ovvero circa l’1,5% della popolazione mondiale, sebbene circa il 60% di essi sia costituito da profughi interni.
La crisi mondiale del capitalismo sta spingendo la gente a migrare, con le guerre (Sudan, Siria, Ucraina, Afghanistan, Iraq, ecc.), le carestie e i disastri ambientali, mentre il processo della “globalizzazione” capitalista ha intensificato lo sfruttamento imperialista dei paesi del “Terzo mondo”. Il declino del tasso di crescita demografica nei paesi capitalisti avanzati fa sì che i capitalisti abbiano bisogno di importare decine di milioni di lavoratori immigrati.
Alcuni hanno sostenuto che le formazioni populiste di destra stiano crescendo a causa della diffusione di fake news e di campagna orchestrate sui social media. Ma questa “spiegazione” non spiega nulla. È chiaro che gli algoritmi che dominano i social media esasperino la polarizzazione e facciano proliferare il conflitto. Tuttavia, sarebbe assurdo pensare che prima i media tradizionali raccontassero la verità mentre ora i social media stanno diffondendo fake news e disinformazione. I media tradizionali sono all’occorrenza altrettanto razzisti e xenofobi.
A dirla tutta, è stato il diffuso discredito delle fonti informative tradizionali, che vengono a ragione percepite come megafoni degli interessi dei ricchi e dei potenti, che ha permesso alle fonti provenienti dai social media di conquistare spazio come principale fonte di informazione per settori crescenti della popolazione. In ogni caso, in tempi normali, le idee dominanti nella società sono quelle della classe dominante.
Ci sono diversi motivi per cui è stato possibile a demagoghi di destra reazionari di utilizzare la questione dell’immigrazione per aggiudicarsi con efficacia il consenso popolare. Il motivo principale è che fanno leva su problemi sociali ed economici esistenti, come l’assenza di abitazioni a prezzi sostenibili, il crollo dei servizi sanitari e dell’istruzione, una generale sofferenza economica e l’impatto della deindustrializzazione nei quartieri operai, e poi ne scaricano la colpa sugli immigrati.
Tutti questi problemi si sono aggravati nell’ultimo periodo, in particolare a partire dalla crisi del capitalismo del 2008 e dal periodo prolungato di stagnazione economica che ne è seguito.
La trasformazione degli immigrati in un capro espiatorio ideale è stata portata avanti da partiti e governi conservatori, liberali e socialdemocratici che non hanno nulla da offrire ai lavoratori. Come i loro colleghi parvenu di destra, essi preferiscono parlare dei migranti che arrivano sul barcone che delle politiche che stanno portando avanti in prima persona.
Questa spinta viene rafforzata dal fatto che non c’è nessun altro ad offrire una spiegazione alternativa o una risposta a questi problemi sociali molto concreti e che si stanno aggravando. La sinistra ufficiale e i vertici tradizionali del movimento operaio sono, nel peggiore dei casi, all’interno dei governi che portano avanti le politiche di austerità, gli attacchi alla classe operaia e i tagli alla spesa sociale oppure, nel migliore, sono incapaci di offrire qualsiasi alternativa reale.
Questo è il terreno fertile su cui sentimenti razzisti e contro gli immigrati si sono sviluppati.
Qual è l’atteggiamento della classe dominante?
Qual è l’atteggiamento della classe dominante nei confronti dell’immigrazione? La classe dominante è divisa al riguardo. Nel 2024, il Financial Times pubblicò un editoriale intitolato “Le restrizioni dell’immigrazione sono buone per la politica, ma cattive per l’economia”. Da un lato, i padroni hanno bisogno dei lavoratori immigrati come esercito industriale di riserva per spingere i salari e le condizioni di lavoro verso il basso. Ma dall’altro lato, si rendono conto che è utile trasformare i migranti in un capro espiatorio per allontanare l’attenzione dai capitalisti e dai ricchi ai vertici del loro sistema, che sono i veri colpevoli per il peggioramento delle condizioni di vita.
La maggior parte dei paesi capitalisti avanzati sono nel mezzo di un declino demografico, che è dovuto in parte anche alla crisi del capitalismo. Con l’aumento del costo della vita, in particolare il costo degli alloggi, degli asili, ecc., le coppie sono più riluttanti a fare figli o a farne più di uno.
Al fine di rimpinguare il mercato del lavoro, i capitalisti hanno bisogno di importare lavoratori migranti. Inoltre, i lavoratori migranti sono in generale costretti ad accettare condizioni peggiori, meno diritti e a lavorare più a lungo per un salario peggiore. Per quanto cattive possano essere le loro condizioni, sono probabilmente migliori che nel loro paese d’origine. E perlomeno, hanno la speranza che possano migliorare. In questo modo, i lavoratori immigrati possono essere usati per indebolire le condizioni generali della classe operaia.
È pertanto utile dal punto di vista della classe dominante che una parte di questi lavoratori rimanga in condizioni di illegalità o di irregolarità. Privandoli dei diritti legali formali, possono peggiorare ulteriormente le loro condizioni. In una occasione, quando i lavoratori immigrati dell’appalto delle pulizie all’università di Londra provarono a organizzare un sindacato, l’azienda li ingannò organizzando una “giornata di formazione” che si rivelò poi essere una retata della polizia di frontiera che li arrestò e deportò.
In alcuni casi, i lavoratori migranti vengono portati all’interno del paese per i lavori stagionali e poi rimandati a casa quando non servono più. Questo è il caso degli operai agricoli dell’Est Europa nell’Inghilterra orientale o delle lavoratrici marocchine nei campi di fragole a Huelva, in Spagna.
Tutti questi fattori tendono a fare abbassare il costo della forza lavoro per i padroni e sono perciò estremamente utili alla classe dominante.
Inoltre, importare lavoratori migranti con specifiche abilità (ad esempio programmatori informatici o infermiere, elettricisti o badanti) abbassa il costo del lavoro, dal momento che fa risparmiare il costo della loro formazione, che è stato già portato a termine dal sistema d’istruzione del loro paese d’origine. La classe dominante del paese ricevente non deve investire in istruzione e formazione, ma ottiene lavoratori specializzati già formati. Per mezzo dell’emigrazione, i paesi d’origine vengono privati della forza lavoro più capace e specializzata.
Tuttavia, questa esigenza della classe dominante di disporre di forza lavoro a basso costo è in contraddizione con l’utilizzo politico degli immigrati come capri espiatori per i problemi creati dalla crisi del capitalismo. Trump lo ha scoperto quando i suoi amici capitalisti gli hanno detto di fermare le retate contro gli immigrati all’interno dell’industria di lavorazione della carne e delle aziende agricole, ormai a corto di lavoratori da sfruttare.
Quali sono gli interessi della classe operaia?
Dunque, quali sono gli interessi della classe operaia riguardo all’immigrazione e quale dovrebbe essere la posizione dei comunisti su questo argomento?
La questione può essere affrontata sotto due punti di vista.
Prima di tutto, in relazione al paese d’origine. I lavoratori sono costretti a lasciare i propri paesi, a volte ad abbandonare le proprie famiglie, i luoghi che conoscono e in cui sono cresciuti, dal momento che non riescono ad avere una vita dignitosa e a mantenere coloro che hanno sotto la propria responsabilità e i propri cari. Molti sono costretti a imbarcarsi in viaggi spesso pericolosi, rischiando la propria vita e spendendo enormi somme di denaro per andare in cerca di un futuro migliore in un luogo lontano.
Quando arrivano a destinazione, se ci riescono, spesso le loro speranze vengono deluse. Alcuni riusciranno a ottenere una vita dignitosa, dopo un periodo di tempo, ma molti saranno condannati a condizioni di estremo sfruttamento, sottoposti a violenze e ad abusi sessuali e con il pericolo costante di essere deportati.
La classe dominante dei paesi imperialisti, che è responsabile della creazione delle condizioni che costringono milioni di persone a recidere le proprie radici e a migrare, li accoglierà con filo spinato, campi di detenzione e navi militari, o pagherà regimi reazionari nei paesi confinanti per impedire loro di attraversare il confine.
Noi ovviamente non siano a favore di tutto ciò. Noi lottiamo per un mondo migliore, in cui i lavoratori possano vivere una vita dignitosa e non siano costretti a migrare in terre lontane per sbarcare il lunario, un mondo in cui la miseria, la fame, lo sfruttamento e la guerra siano un ricordo del passato. Questo richiede una lotta per abolire il capitalismo e l’imperialismo che sono la causa di questi mali. Finché esisterà questo sistema marcio, le persone verranno costrette a emigrare, non importa quanto questo possa essere pericoloso o quanti muri verranno eretti, come è stato dimostrato più e più volte.
In relazione ai paesi che accolgono i migranti, la classe dominante li utilizza in svariati modi. Come fonte di forza lavoro a basso costo, che viene utilizzata per peggiorare le condizioni complessive della classe operaia, come è stato spiegato. Ma anche come un modo per dividere la classe operaia, fomentando il razzismo e il bigottismo.
Con la scusa di reprimere l’“immigrazione illegale”, la classe dominante ha reso ancora più difficile ai migranti entrare nei paesi e stabilirvisi legalmente. Nell’ultimo periodo sono state prese nuove misure per limitare i diritti dei migranti, costringendoli a richiedere visti di lavoro con minori garanzie, che li rendono completamente dipendenti dai loro padroni e quindi sotto minaccia di deportazioni se volessero portare avanti un’attività sindacale o politica.
L’unica maniera efficace per lottare contro tutto questo, dal punto di vista della classe operaia, non è quello di schierarsi assieme a un qualsiasi settore della classe dominante e appoggiare i suoi interessi, né di quei settori che utilizzano i migranti come forza lavoro a basso costo né di quelli che li usano come capro espiatorio, bensì di affrontare la questione dal punto di vista dei propri interessi di classe indipendenti.
Per impedire che i migranti vengano usati per peggiorare le condizioni generali dei lavoratori, essi devono essere organizzati in un sindacato combattivo e in un movimento politico di lotta della classe operaia, lottando per uguali diritti, salari e condizioni per tutti i lavoratori. Solo aumentando i salari e migliorando le condizioni dei lavoratori migranti al livello del resto della classe operaia mediante la lotta comune dei lavoratori, immigrati o nativi, è possibile difendere gli interessi comuni e sconfiggere la classe dominante.
I metodi della lotta di classe
L’organizzazione dei lavoratori immigranti nelle fila del movimento sindacale richiede una rottura con l’attuale direzione sindacale burocratica e conservatrice, permeata dalla collaborazione di classe e dal cosiddetto “accordo tra le parti sociali”, e l’adozione di metodi combattivi della lotta di classe.
Il movimento operaio deve lottare contro tutte le discriminazioni nei confronti dei lavoratori su qualsiasi base, che sia il retroterra etnico, il paese d’origine o lo status migratorio. L’assenza di diritti dei lavoratori immigrati viene utilizzato per imporre condizioni di estremo sfruttamento che spingono verso il basso le condizioni generali di tutti i lavoratori.
Il movimento operaio deve lottare per difendere qualsiasi settore della classe contro i pogrom razzisti, anche con l’organizzazione dell’autodifesa operaia per proteggere le comunità prese di mira, come abbiamo visto nell’entusiasmante movimento contro le retate dell’ICE a Minneapolis. Se colpiscono uno, colpiscono tutti.
Tuttavia, oltre a difendere i lavoratori immigrati dal super-sfruttamento e dalla repressione nei luoghi di lavoro e nelle strade, il movimento operaio deve andare all’offensiva. Per impedire ai demagoghi borghesi di destra di usare la questione dell’immigrazione per distogliere l’attenzione dal fatto che il sistema capitalista è la vera causa del carovita, dell’assenza di alloggi a prezzi accessibili, del crollo dei servizi sociali e delle infrastrutture, e così via, serve una politica radicale e anticapitalista per affrontare proprio questi problemi. Solo una tale politica può smascherare questi demagoghi per quello che sono: difensori dello stesso sistema marcio.
Questo approccio di classe è in contrasto con la politica dei liberali e della cosiddetta sinistra, che affronta la questione dell’immigrazione da un punto di vista puramente sentimentale o morale. I settari li seguono sui loro passi con vuoti slogan moralistici come “qui i profughi sono i benvenuti”.
In un momento in cui c’è una grave carenza di alloggi, per esempio, non è difficile mettere l’opinione pubblica contro i rifugiati che vengono alloggiati negli hotel a spese dei contribuenti. Questo non può essere contrastato con appelli alla morale, bensì mediante una seria campagna per risolvere il problema degli affitti elevati e dei costi delle abitazioni, che preveda un serio programma di edificazione di case popolari, l’espropriazione dei grandi proprietari e dei gruppi immobiliari, ecc.
La recente esplosione di rabbia sulla questione della casa in Spagna è un esempio eccellente di come la lotta per risolvere i reali problemi sociali ed economici che vive la classe operaia può detronizzare gli slogan dei demagoghi reazionari. Prima di questo movimento, l’intero dibattito politico era dominato da idee reazionarie contro gli immigrati. La questione veniva posta nei termini di chi dovesse avere la priorità nell’accesso agli alloggi che mancavano. Ora, come effetto del movimento di massa nelle piazze, l’attenzione è incentrata sulla necessità di espropriare i grandi proprietari immobiliari e su altre simili misure anticapitaliste per garantire la casa a tutti. Queste proposte hanno un appoggio popolare più che maggioritario, anche tra gli elettori dei partiti di destra e di estrema destra!
La lotta contro il capitalismo
Ancora peggiore è la posizione della sinistra e dei liberali che si uniscono o appoggiano i governi capitalisti che portano avanti i tagli alla spesa sociale, con l’argomento del “male minore” per cui sarebbe necessaria l’unità di tutte le “forze democratiche” per fermare il fascismo e l’estrema destra.
La lotta per risorse limitate porta direttamente alla divisione della classe operaia in gruppi differenti in competizione tra loro. Chiunque accetti l’idea che le risorse scarseggino finirà in questa direzione, in un modo o nell’altro. Solo ponendo la questione in termini di classe è possibile superare le divisioni. Le risorse disponibili sono abbondanti, ma sono nelle mani della classe capitalista, il vero nemico dei lavoratori, nativi o immigrati.
L’unità della classe operaia è la cosa più importante e qualsiasi cosa che la metta a rischio è reazionaria. La lotta contro il razzismo e contro i pregiudizi nei confronti degli immigrati è una questione di vita o di morte per la classe operaia, dal momento che vengono utilizzati per dividere i lavoratori e mettere un settore della classe contro l’altro. Tuttavia, questa lotta può essere intrapresa solo sulla base di un programma combattivo e di classe contro tutti i settori della classe dominante.
Il movimento operaio deve adottare metodi combattivi e rivoluzionari per lottare contro la crisi del capitalismo in tutte le sue manifestazioni: contro i tagli al welfare, per alloggi, istruzione e sanità di qualità per tutti. Soprattutto, queste lotte devono essere considerate come parte della lotta generale contro il sistema capitalista.




