Nepal: La partita è finita?

Italian translation of Nepal: Is the game up? by Pablo Sanchez (May 2, 2006)

La dichiarazione del re nepalese Gyanendra che ripristina la Camera dei Rappresentanti (il parlamento) è stata accolta con sollievo da molti di quelli che hanno protestato nelle strade delle città del Nepal. Bisogna comunque riconoscere che si è trattato di una vittoria parziale. Se una autentica tendenza marxista avesse guidato il movimento, questo sarebbe andato molto più in là della semplice ripristino delle funzioni del parlamento. Avrebbe potuto abolire il capitalismo in Nepal. C'erano tutte le condizioni per un esito simile. Adesso la mancanza di una guida rivoluzionaria farà sì che le masse nepalesi attraverseranno l' esperienza di una “soluzione parlamentare” lunga e dolorosa che non risolverà nulla.

La situazione stava raggiungendo un punto critico, dove il potere avrebbe potuto essere conquistato dalle masse. E' per questo che il re ha dovuto fare delle concessioni. La scelta infatti era tra il fare concessioni o essere destituiti. L' Alleanza dei Sette Partiti (SPA), che ha guidato il movimento antimonarchico, stava aspettando queste concessioni per calmare il movimento che aveva manifestato per le strade di Kathmandu per più di due settimane, con più di dodici persone uccise dalle forze di sicurezza.

Appena il re ha fatto il suo annuncio, la SPA ha velocemente trasformato le dimostrazioni e i comizi in “manifestazioni per la vittoria”. I leader dell'opposizione hanno definito il ripristino del Parlamento “una vittoria del movimento del popolo”. In questo modo sono stati capaci di mantenere il Re sul trono mentre al tempo stesso non hanno scontentato le masse, che erano pronte a togliere di mezzo il Re parassita.

A Kathmandu grandi manifestazioni sono state organizzate in zone diverse, poi fatte confluire in assemblee di massa. I leader principali dei sette partiti erano alla testa dei raduni e alcuni leaders più importanti si sono rivolti alle masse riunite a Kalanki, Koteshvor, Sapdobato, Chabahil e Gongabu. Alcuni oratori hanno solennemente proclamato di voler agire in accordo con lo spirito ed il mandato fornito dal movimento popolare. Rivolgendosi ad un assemblea a Kalanki, il leader e segretario generale del Partito Comunista Nepalese Marxista-Leninista Madhav Kumar Nepal ha detto che la prima priorità del Parlamento ricostituito sarebbe stato l'annuncio delle elezioni per l'assemblea costituente e la formazione di un governo ad interim.

 Quando, una settimana prima il re era apparso in televisione per fare un'offerta del tutto insignificante, il Congresso Nepalese -NC, (principale partito borghese) la forza alla guida della SPA- era stato costretto a rifiutarla perchè ciò sarebbe stato visto come un enorme tradimento. Poi c'è stato l'intervento dell' ambasciatore statunitense e del Primo Ministro indiano. Hanno incontrato il re e i capi dalla SPA, specialmente quelli del NC. Volevano fortemente che fosse raggiunto un qualche tipo di accordo, e il re ha ceduto dopo che avevano iniziato a fare pressione su di lui. E' significativo che non abbia ricevuto nessun aiuto dalla Cina, mentre le principali potenze imperialiste chiedevano un approccio meno arrogante da parte sua per fermare un movimento che stava sfuggendo di mano. Era completamente isolato ed ha capito che l'unico modo per salvare la vita era quello di fare concessioni ai leaders della SPA che temevano più le masse che la monarchia.

 

Chi ha salvato il re?

Sono stati scritti fiumi di inchiostro sul come sia stata l'abilità diplomatica statunitense a salvare le masse nepalesi. Comunque, leggendo tutto ciò con attenzione, troviamo alcune interessanti dichiarazioni, come quelle dell'ambasciatore USA in Nepal, James F.Moriarty, che ha detto che "il Nepal era sull' orlo di un bagno di sangue mentre il movimento del popolo si stava avvicinando al proprio apice. In un ' intervista (pubblicata il 27 aprile su www.nepalnews.com) fa riferimento al cessate il fuoco proclamato unilateralmente dai guerriglieri Maoisti. Afferma: "La domanda principale in questo momento riguarda le intenzioni dei Maoisti. Il nuovo governo dovrebbe provare a vincolare i maoisti al cessate il fuoco. I Maoisti non dovrebbero entrare nel governo di transizione a meno che non depongano le armi". Ciò significa, espresso con parole più semplici, che siamo sull' orlo di una rivoluzione vittoriosa ma con il nuovo scenario che si apre se i Maoisti stessero alle regole del gioco, potrebbero far parte del governo.

E' importante sottolineare che neanche una parola sui bisogni dei lavoratori e dei contadini poveri viene pronunciata dai Maoisti o dalle altre forze di sinistra. Tutto quello che fanno è limitarsi a proporre l' idea di una repubblica che risolverà tutti i loro problemi. Agli occhi degli strateghi dell'imperialismo la leadership del CPN-ML -che vanta il controllo di oltre l' 80% delle campagne- ha dimostrato la propria maturità permettendo al re di sopravvivere e non lanciando un attacco diretto per finire il suo dominio una volta per sempre.

Perfino l' ambasciatore statunitense ha capito che le richieste dei Maoisti potevano essere soddisfatte da un "accordicchio" e che ciò avrebbe "risolto" il problema. Ha affermato "Il Parlamento deve affrontare numerose sfide nelle settimane e nei mesi a venire. Potrebbe, tra le varie possibilità, promuovere un' Assemblea Costituente. Questa potrebbe dimostrarsi una formidabile opportunità per i Maoisti per entrare nelle stanze dei bottoni e dedicarsi pacificamente ai problemi del Nepal. Tuttavia per partecipare a qualunque tornata elettorale gli insorti devono, prima di tutto, deporre le armi e rinunciare alla violenza. Il popolo Nepalese non merita di meno".

Questo assomiglia a ciò che l'imperialismo ha cercato di far fare a Fatah e all' OLP. C'è un'interessante analogia perché la cosiddetta "soluzione realistica" in Palestina ha portato in ultima istanza alla vittoria di Hamas e ad un vicolo cieco per quanto riguarda l' imperialismo. Non è possibile accontentare tutti per un lungo periodo di tempo quando contraddizioni enormi si sono accumulate in un periodo prolungato.

I Maoisti hanno dato velocemente una risposta. Il CPN (Maoista) ha annunciato un cessate il fuoco unilaterale di tre mesi con effetto immediato.

Adesso si preparano ad essere considerati come parte del processo democratico. Questo, in sè e per sé, non è una mossa scorretta. Ma arriva nel momento sbagliato. Sarebbe stato ben diverso se questa decisione fosse stata inserita in un piano per mobilitare i lavoratori nelle città per uno sciopero generale al fine di abbattere il regime, cosa che purtroppo non era nelle intenzioni della direzione del Partito. Se la scelta fosse stata tra prendere il potere e dar vita ad una repubblica borghese, le masse avrebbero scelto il potere, ma nessun partito era disposto a guidarle lungo questo percorso.

Il CPN-M non nasconde i propri scopi. In una recente affermazione il portavoce dei Maoisti Prachanda ha detto che la tregua puntava ad agevolare la "lotta del popolo", in pieno sviluppo, per un' Assemblea Costituente ed una Repubblica Parlamentare " così da portare la lotta ad una conclusione storica" (www.nepalnews.com, 26 aprile) ed incoraggiare i partiti politici nel parlamento ad annunciare un' Assemblea Costituente senza condizioni. Alcuni mesi fa i Maoisti parlavano di una strategia atta a prendere il potere; adesso si fanno promotori di un' Assemblea Costituente.

Sembra che ci sia un' abbondanza di esponenti politici che accanitamente richiedono un' Assemblea Costituente in molte parti del mondo, ogni volta che la borghesia è sul punto di essere rovesciata. Dopo l' insurrezione in Bolivia vasti settori della sinistra hanno preteso che un' Assemblea Costituente avrebbe risolto i problemi delle masse boliviane. Ma tale mossa è praticabile in Nepal?

Il Paese ha vissuto un golpe, nel febbraio del 2005, organizzato dal Re che ha sciolto il Parlamento e assunto tutti i poteri. In precedenza il Nepal aveva una Camera dei Rappresentanti insediata dopo il 1990, quando un movimento rivoluzionario costrinse la famiglia reale nepalese a concedere una democrazia borghese. Cosa otterrà l' Assemblea Costituente? Una Repubblica, direbbe il CPN-M, e questo sarebbe un passo avanti. Ma ciò ignora un problema molto importante: nell' epoca dell' imperialismo senile la classe dominante nepalese non è capace di far progredire il Paese. Questo è compito dei lavoratori, alleati con i contadini poveri.

L' intera storia del ventesimo secolo lo dimostra .Un presidente borghese al posto di un re difficilmente può essere una soluzione per un Paese che è sprofondato in relazioni semi- feudali.

 

Mancanza di una direzione

Gli elementi borghesi all' interno dell' SPA, presenti per garantire che il movimento in favore della democrazia non cada sotto il controllo dei milioni che sono scesi in piazza, non possono credere alla propria fortuna. Questa è stata, per loro, la migliore soluzione possibile, perché durante le mobilitazioni sono stati completamente isolati. Adesso stanno facendo tesoro di tutti i discorsi e le trattative. In una riunione del NP l'ultimo discorso del re è stato applaudito perchè "a favore del Paese e della gente". Anche il Rastriya Janashakti Party (RJP) ha lodato il discorso del re e lo ha descritto come" il prodotto del movimento per la democrazia del Paese". Una dichiarazione fatta dal presidente dell' RJP, Surya Bahadur Thapa, ha inoltre incitato tutti a lavorare con pazienza per risolvere i complicati problemi del Paese. Questo è quello che i politici ci chiedono sempre, fosse il Nepal o Buenos Aires.

I Maoisti si sono sempre lamentati che, nonostante quello che volevano fosse semplicemente una repubblica ed di essere riconosciuti come parte del sistema politico, ciò era impossibile fintanto che il re rimaneva sul trono. Adesso il re c'è ancora ma i Maoisti si sono trovati la porta aperta per partecipare al processo “democratico”.

La situazione instabile continuerà, per ora- non nelle piazze dove le masse possiedono una grande forza, ma ai tavoli delle trattative fra politici borghesi, rappresentanti dell' imperialismo (che vogliono stabilità e sfere di influenza) e capi della guerriglia (che sono rimasti a guardare durante i movimenti di massa nelle città).

Chiaramente sia il governo Indiano sia gli imperialisti USA -che sono le principali forze in campo- vogliono vedere la guerriglia maoista il più possibile tranquilla, anche se questo significa coinvolgerli in un "processo di pace".

L' offerta del re, sul piano formale, riporta indietro le lancette dell' orologio a quando era al comando e il parlamento era sotto il controllo dell' NC. In questo modo un movimento semi-insurrezionale che aveva la forza per abolire la monarchia è stato sviato dalla SPA e trasformato in un’opportunità per il Re di sopravvivere. Le masse tuttavia percepiscono tutto questo come una vittoria. Ritengono che le loro mobilitazioni abbiano costretto il re a ripensarci e a fare delle concessioni.

Comunque è dovere dei veri Marxisti spiegare che una soluzione definitiva non è stata raggiunta. I leaders Maoisti non possono abbandonare la loro campagna per una Repubblica, mentre le masse in Nepal continueranno a fare esperienza di ciò che il capitalismo oggi veramente significa. Non ci sarà nessun miglioramento concreto nelle loro vite di tutti i giorni, con il re o senza di lui.

Anche il neo-eletto presidente del Nepal, Girija Prasad Koirala, ha riconosciuto che questa è solo una parziale soluzione; ha affermato che "il reinsediamento del Parlamento da solo risolverà metà dei problemi che il Paese ha davanti" (www.nepalnews.com, 26 aprile). Sa fin troppo bene che il Nepal non attraversa solo una crisi parlamentare, ma anche una rivoluzionaria.Le divisioni che sono emerse ai vertici sono la conferma delle profonde divisioni interne che attraversano la classe dominante.

Dall' altro lato il CPN-UML, l' organizzazione che è il cardine dell’alleanza di sette partiti, sembra non avere nessuna idea. Anche loro presentano l' opzione repubblicana come la panacea di tutti i mali. Sfortunatamente il CPN-UML è bloccato in una tattica di fronte popolare che lo vede alleato a partiti borghesi. Se non rompe con questi partiti sarà incapace di sviluppare l'enorme sostegno potenziale del movimento rivoluzionario che ha occupato le piazze delle principali città e dei villaggi durante le due settimane di mobilitazione.

Nonostante le ultime concessioni il re ha ancora di fronte un futuro molto poco roseo perchè un'Assemblea Costituente, a causa dello stato d' animo prevalente nella società, comporterebbe probabilmente la sua uscita di scena. Benchè l' orologio della politica sia stato riportato indietro all' inizio del 2005, tutti i problemi rimangono. I guerriglieri stanno aspettando pazientemente il loro turno, la crisi economica non è finita e l’immagine di Gyanendra è molto compromessa. Di fatto l' imperialismo e le classi dominanti lo caccerebbero se dovesse diventare un ostacolo per il raggiungimento di un qualche tipo di stabilità in Nepal. Comunque adesso che il momento propizio è stato parzialmente perso, ed i giochi parlamentari sono ricominciati di nuovo con la prospettiva di nuove elezioni, il re ha qualche speranza di sopravvivere un po’ più a lungo.

Le masse a Kathmandu e nel resto del Nepal non saranno contente di essere spettatrici passive mentre gli accordi vengono fatti alle loro spalle. Hanno avuto un assaggio della propria forza. Nessuna delle forze politiche principali ha, durante le mobilitazioni, organizzato un’alternativa di potere, costruendo consigli a livello locale e collegandoli in seguito a livello nazionale; tuttavia le masse hanno dimostrato quello di cui sono veramente capaci.

I recenti avvenimenti in Nepal hanno fatto vedere che la classe lavoratrice, anche in uno dei Paesi più poveri e meno sviluppati del mondo, è una forza inarrestabile quando si allea con i contadini poveri. La sola cosa che manca è un'organizzazione che li porti alla vittoria. Il prossimo compito decisivo che i lavoratori e i giovani del Nepal dovranno affrontare è sviluppare l' organizzazione che guiderà il movimento fino alla vittoria, eliminando non solo la monarchia ma, insieme ad essa, anche il feudalesimo ed il capitalismo.

2 maggio 2006.

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