La guerra tra Iran e Iraq: la creazione della Repubblica iraniana Share TweetCogliendo l’occasione, il 22 settembre 1980 Saddam Hussein invase l’Iran. L’esercito iraniano si era in gran parte dissolto in seguito alla Rivoluzione iraniana del 1979 e la Repubblica Islamica, nata da meno di un anno, era ben lungi dall’aver consolidato il proprio potere. Gli islamisti dovevano affrontare l’arduo compito di ricostruire lo Stato borghese iraniano, dato che il potere rimaneva di fatto nelle strade.[Source]Fu l’entrata in scena dei lavoratori, attraverso lo sciopero generale dell’autunno del 1978, a trasformare le proteste degli studenti e della piccola borghesia nei bazar in una vera e propria rivoluzione. I lavoratori formarono le shura (soviet) di quartiere e di fabbrica, rivendicarono salari più alti e, in alcuni casi, occuparono le loro fabbriche. Combatterono affinché la tirannia dei padroni – che durante la rivoluzione erano stati senza esitazione a fianco dei Pahlavi – non tornasse mai più.Ma il completo fallimento dei comunisti nel presentare un’alternativa chiara, sullo sfondo di una crescente repressione, permise agli islamisti diretti dall’Ayatollah Khomeini di prendere il controllo della rivoluzione. Sebbene la rivoluzione stessa avesse coinvolto organizzazioni comuniste, tra cui il partito stalinista Tudeh, gruppi guerriglieri comunisti come i Fadaiyan-e-Khalq (Fedayn del popolo), i “marxisti-islamici” Mojahedin-e-Khalq (MEK) e nazionalisti laici come il Fronte Nazionale, gli islamisti fecero di tutto per isolare i comunisti e la sinistra.Khomeini iniziò a usare il clero per assumere il controllo di molte delle shura di quartiere, che furono trasformate in “Comitati della Rivoluzione Islamica” attorno alle moschee locali. Queste costituirono in seguito le fondamenta delle organizzazioni paramilitari islamiste. All’epoca, Khomeini era sostenuto dall’imperialismo occidentale, che lo preferiva ai comunisti. Gli Stati Uniti avevano persino negoziato la neutralità di quello che restava dell’esercito Pahlavi prima della vittoria della rivoluzione.Ma nonostante la vittoria iniziale degli islamisti nel dirottare la rivoluzione, l’energia delle masse non venne immediatamente dispersa. L’8 marzo 1979 – Giornata internazionale della donna e appena un mese dopo l’ascesa al potere di Khomeini – scoppiarono scontri di piazza quando fu annunciato l’obbligo di indossare l’hijab negli edifici pubblici. Si trasformarono in quattro giorni di proteste di massa che coinvolsero i comunisti di Fadaiyan-e-Khalq, il MEK e il Tudeh. Ci furono scontri violenti con i picchiatori islamisti, ma la controrivoluzione era ancora troppo debole e Khomeini fu costretto a ritirare il provvedimento.Subito dopo aver preso il potere, Khomeini invitò i lavoratori a tornare al lavoro, minacciandoli di ritorsioni se si fossero rifiutati. Nel giugno 1980, condannò il controllo operaio come sabotaggio da parte dei “nemici della rivoluzione” e definì gli scioperanti “nemici del popolo e di Dio”. Nonostante ciò, l’ambiente fra i lavoratori era di ribellione, con i luoghi di lavoro che cacciavano i nuovi dirigenti nominata dalla nascente Repubblica Islamica.I curdiL’islamismo sciita di Khomeini aveva scarso appeal tra le minoranze etniche dell’Iran, prevalentemente sunnite, come curdi, turkmeni, beluci e arabi, rappresentate da organizzazioni nazionaliste di sinistra e comuniste. Tra queste vi erano organizzazioni curde come il Partito Democratico del Kurdistan Iraniano (PDKI) e la Società dei Lavoratori Rivoluzionari del Kurdistan Iraniano (Komala). Tra i turkmeni c’era anche la Società Culturale e Politica del Popolo, legata al Fadaiyan-e-Khalq.I partiti curdi chiedevano l’autonomia all’interno dell’Iran, per essere governati dai propri consigli comunali, i diritti di utilizzare la propria lingua nell’istruzione e nell’amministrazione locale e il riconoscimento del clero sunnita all’interno della Repubblica Islamica. Durante la rivoluzione, disarmarono e cacciarono dai loro territori varie milizie islamiche e l’esercito.Khomeini aveva dichiarato la jihad contro i curdi il 19 agosto 1979, definendoli “separatisti”, “infedeli” e “nemici dell’Islam”. Gli islamisti occuparono rapidamente molte città curde, ma incontrarono un’enorme resistenza. Nelle città di Paveh, Sanandaj e Mahabad, civili disarmati attaccarono gli occupanti, dove gli islamisti compirono massacri, in particolare nel villaggio di Qarna (Qarne) dove decine di civili furono uccisi dal Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC).Incapace di schiacciarli rapidamente, Khomeini fu nuovamente costretto a ritirarsi, aprendo a negoziati alla fine del 1979, che fallirono nella primavera del 1980. Fino al 1983, nelle regioni curde regnò un’effettiva autonomia e partiti come il PDKI e Komala mantennero il controllo su vaste aree rurali e sulle strade.L’invasione dell’IranSalito al potere nel 1979, il regime baathista di Saddam Hussein in Iraq aveva rapidamente assunto i tratti di un regime settario sunnita. Dopo aver dichiarato guerra all’Iran il 22 settembre 1980, Saddam presentò il conflitto come una continuazione della guerra arabo-persiana del 633, facendo riferimento alla conquista islamica dell’Iran. Saddam, credendo alla propria propaganda panarabista, pensava con arroganza che gli arabi iraniani – concentrati in gran parte nella provincia del Khuzestan, ricca di petrolio e al confine con l’Iraq – lo avrebbero accolto come un liberatore.In realtà, questa guerra si rivelò una manna dal cielo per gli islamisti e per Khomeini, fornendo loro un avversario perfetto. L’Islam sciita ha radici profonde nella società iraniana, specialmente tra i persianofoni e gli azeri iraniani. Di conseguenza, le forze di Saddam incontrarono una forte resistenza. La città di Khorramshahr, situata direttamente al confine iracheno, cadde dopo 34 giorni, con combattimenti casa per casa e persino civili che attaccavano le forze irachene. Questo valse a Khorramshahr il soprannome di “città del sangue”, con 7.000 morti solo nella prima battaglia.Incontrarono la stessa resistenza in molte città iraniane, tra cui Abadan, Ahvaz, Dezful e altre. Abadan fu assediata per 11 mesi e non cadde mai; l’Iran non perse mai la raffineria locale (la più grande del Paese) e i lavoratori petroliferi si rifiutarono di evacuare.Nonostante la tenace resistenza contro le forze irachene, solo nei primi tre mesi di guerra si contarono oltre 1,5 milioni di sfollati interni e 18.000 morti, mentre le forze irachene erano avanzate per 80 chilometri nel territorio iraniano.L’esercito iraniano era allo sbando e la Repubblica Islamica aveva ricostituito una forza pari a 150.000 soldati, quasi la metà dei suoi effettivi prima della rivoluzione. Dal punto di vista qualitativo, la situazione era ancora peggiore, poiché 12.000 ufficiali e 85 alti comandanti erano stati epurati dall’esercito iraniano in seguito alla rivoluzione del 1979. La maggior parte dell’equipaggiamento era in uno stato di totale degrado, con solo la metà dell’aeronautica militare, dei carri armati e un terzo della flotta di elicotteri funzionanti.Khomeini era preoccupato inoltre, a ragione, per la lealtà dell’esercito. Esso contava ancora molti elementi fedeli alla monarchia e una parte di esso aveva tentato un colpo di Stato nel luglio 1980, che fallì. L’esercito iraniano aveva inoltre una lunga storia di infiltrazioni comuniste, oltre che di simpatie verso le organizzazioni di guerriglia. Il Partito Tudeh rifondò la propria organizzazione militare negli anni ’70 per aumentare la propria presenza nell’esercito. In effetti, furono proprio gli ufficiali del Tudeh a sventare il complotto golpista del luglio 1980.Il primo presidente eletto della Repubblica Islamica, Abolhassan Banisadr, un liberale islamico ed ex membro del Fronte Nazionale, sostenne la ricostruzione dell’esercito. Khomeini invece favorì i paramilitari islamisti, con se stesso come comandante in capo, trasformandoli nel Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche, che guidava anche le forze paramilitari Basij. Nacque così l’esercito parallelo della Repubblica Islamica, con l’IRGC sempre meglio armato dell’esercito laico.L’IRGC e i paramilitari Basij reclutavano tra i poveri delle città, e persino tra il sottoproletariato, vicino ai bazar – settori che sono sempre stati vicini al clero. Essi – insieme ai commercianti dei bazar e alla popolazione rurale di lingua persiana e azera – costituivano la base sociale del regime emergente. L’IRGC aumentò rapidamente i suoi effettivi da 10.000 unità nel 1980 a 450.000 nel 1987. Anche le milizie paramilitari Basij crebbero rapidamente e nel 1983 contavano 450.000 soldati in prima linea al fronte, con altri due milioni addestrati all’uso delle armi.L’Iraq, che era già stato armato dall’Unione Sovietica nella Guerra Fredda, trovò alleati anche tra gli imperialisti occidentali. Gli Stati Uniti erano stati umiliati quando gli iraniani assaltarono la loro ambasciata nel novembre 1979, tenendola sotto assedio per 444 giorni. Khomeini aveva sostenuto l’assalto, utilizzandolo per rafforzare le sue credenziali anti-imperialiste al fine del consolidamento del potere. L’assalto all’ambasciata americana aveva però un significato più profondo, poiché era proprio da quell’ambasciata che gli americani avevano pianificato il colpo di Stato del 1953, e Khomeini era giustamente paranoico riguardo alla possibilità di un nuovo colpo di Stato.L’imperialismo statunitense non si schierò mai veramente con Saddam. Piuttosto, voleva indebolire entrambe le parti e governare sulle rovine della guerra. Saddam era la loro unica opzione per avere una qualche forma di controllo sugli sviluppi della Rivoluzione iraniana, soprattutto perché i monarchici iraniani non rappresentavano un’alternativa seria, nonostante il sostegno degli Stati Uniti.Durante tutto il corso della guerra, l’Iraq ricevette dagli Stati Uniti circa 5 miliardi di dollari in crediti economici e tecnologia a duplice uso, oltre a informazioni satellitari di importanza cruciale. Oltre al sostegno di altri alleati occidentali, compresi i regimi arabi filo-occidentali, l’Iraq ricevette oltre 63 miliardi di dollari in armi e 80 miliardi di dollari in prestiti.La controrivoluzione islamica in pieno svolgimentoNel 1980, in occasione del Nowruz, la festa del Capodanno iraniano, Khomeini lanciò la «Rivoluzione Culturale Islamica». Le università rimasero chiuse fino al 1983, i picchiatori islamisti sciolsero i gruppi studenteschi di sinistra e il personale universitario, prevalentemente di sinistra, fu epurato.L’hijab fu gradualmente reso obbligatorio, inizialmente imposto dalle squadracce governative attraverso il terrore nelle strade, ma nel 1983 l’hijab fu imposto legalmente con la minaccia di multe e fustigazioni. Nell’agosto 1980, si avviò il processo di epurazione delle shura di fabbrica, trasformandole in Consigli del Lavoro Islamici, per facilitare il ripristino dell’ordine capitalista.Il 21 giugno 1981, il presidente Abolhassan Banisadr fu messo sotto accusa dal Majlis (parlamento) e destituito da Khomeini. Banisadr era stato eletto un anno prima con una stragrande maggioranza e aveva tentato di consolidare il proprio potere appoggiandosi alle shura e ai gruppi curdi. Sorsero conflitti riguardo alla natura stessa della Repubblica Islamica e Banisadr fu incolpato dagli islamisti per le sconfitte militari contro l’Iraq.Il 20 giugno, ancora prima della sua destituzione, Banisadr aveva convocato delle proteste. Questi appelli furono ripresi dal MEK e attirarono 500.000 persone a Teheran, oltre a suscitare altre proteste a Tabriz, Rasht, Amol, Qiyamshahr, Gorgan, Babolsar, Zanjan, Karaj, Arak, Isfahan, Birjand, Ahvaz e Kerman.Khomeini aveva consolidato una massiccia forza repressiva nei Basij e nell’IRGC e represse violentemente le proteste, dichiarando i manifestanti «nemici di Dio». Solo nelle vicinanze dell’Università di Teheran, 50 persone furono uccise, 200 ferite e 1.000 arrestate. Iniziò un regno del terrore, con decine di migliaia di arresti tra il giugno 1981 e il marzo 1982.Inizialmente furono presi di mira i membri e i sostenitori del MEK, poi il terrore si estese al Fadaiyan-e-Khalq (minoranza) e all’Organizzazione di Lotta per l’Emancipazione della Classe Operaia (Peykar). Entro la fine del 1982, si stima che 7.500 persone fossero state giustiziate o uccise negli scontri di piazza.In risposta alla repressione, il MEK intraprese una serie di attentati terroristici, compiendo 336 omicidi tra l’agosto 1981 e il dicembre 1982. Infine, si giocarono qualsiasi residuo di simpatia tra le masse iraniane quando si sono alleati con Saddam: il MEK alla fine ha trasferito le sue forze in Iraq e ha combattuto a fianco delle forze irachene dal 1987 al 1988.Nelle regioni curde, le città furono rioccupate dal governo attraverso una brutale campagna repressiva, sebbene la resistenza continuasse sotto forma di lotta di guerriglia. Nel 1983, spinti dalla disperazione, i partiti curdi ricevettero persino aiuti da Saddam. Nonostante questi gruppi curdi condannassero l’invasione irachena, la guerra permise a Khomeini di dipingere il movimento curdo come separatista, mercenario straniero e nemico dell’Islam.Il ruolo del Partito TudehIl Tudeh era il più antico partito comunista in Iran e, prima del colpo di Stato del 1953, era in grado di mobilitare milioni di persone. Ma dopo la rivoluzione stava ancora ricostruendo le proprie forze e nel 1980 contava 5.000 iscritti e 100.000 simpatizzanti. Purtroppo, il Tudeh era saldamente radicato nella tradizione stalinista, che definiva i compiti della rivoluzione iraniana come il «consolidamento delle conquiste anti-imperialiste» e descriveva Khomeini e gli islamisti come «leader di una forza anti-imperialista» e presunti rappresentanti di una borghesia nazionale «progressista».Ciò portò a un atteggiamento ridicolo nei confronti delle shura. Le shura rappresentavano l’embrione del potere operaio, come i soviet in Russia nel 1917, e avrebbero potuto svilupparsi in una vera alternativa allo Stato capitalista. Invece, il Tudeh avanzò la richiesta che diventassero semplicemente organizzazioni sindacali accanto allo Stato capitalista, e in seguito sostenne la presa del controllo delle shura da parte degli islamisti.Durante tutta la rivoluzione, cercarono di riunire le forze di sinistra, ma solo un’ala del Fadaiyan-e-Khalq, che si era recentemente divisa sull’atteggiamento del gruppo nei confronti del regime, si alleò strettamente al Tudeh. La natura controrivoluzionaria di Khomeini divenne sempre più chiara a tutti tranne che al Tudeh, che si chiamò fuori dalle proteste di piazza anti-islamiste.La conclusione logica dell’atteggiamento del Tudeh nei confronti della rivoluzione fu il suo sostegno, durante la guerra, alla repressione del regime nel 1981. Il Partito Tudeh si isolò dal resto della sinistra e fu considerato da molti come traditore. E nonostante il loro sostegno al regime, essi stessi subirono la repressione per mano degli islamisti.Nel 1983 il regime islamico si era rafforzato grazie alla defezione, avvenuta nel 1982, di Vladimir Kuzichkin, un agente del KGB con base in Iran, che si era rifugiato in Gran Bretagna e aveva trasmesso informazioni alla CIA. A sua volta, la CIA fornì informazioni al regime islamico, tra cui elenchi di agenti sovietici e di membri del Partito Tudeh, sostenuto dall’Unione Sovietica.Nel febbraio 1983, i vertici del Tudeh, compreso il segretario generale Noureddin Kianouri, furono arrestati. Il partito fu ufficialmente sciolto e messo fuori legge nel maggio 1983. In seguito a ciò, iniziò una caccia ai membri rimasti, che portò all’arresto di migliaia di persone. Alla fine, più di 150 militanti del Tudeh furono giustiziati, la maggior parte dei quali proveniva dall’organizzazione militare del partito.La loro politica ha spianato la strada a questo completo disastro. Se il Tudeh non avesse bruciato completamente i ponti con le masse, si sarebbe trovato in una posizione molto diversa. L’approccio corretto sarebbe stato allora quello di difendere l’Iran contro Saddam Hussein e i suoi alleati imperialisti sulla base della mobilitazione delle masse stesse, combattendo al contempo ogni tentativo degli islamisti di consolidare il proprio potere.Ciò avrebbe comportato la partecipazione alle shura, l’organizzazione di milizie proprie utilizzando la propria struttura militare e il sostegno alle rivendicazioni democratiche ed economiche, spiegando al contempo la necessità di portare a termine la rivoluzione attraverso la presa del potere da parte delle masse stesse.Ma a quel punto il Partito Tudeh aveva sprecato ogni opportunità sin dallo scoppio della rivoluzione. Alla fine, avrebbero potuto almeno prepararsi a passare alla clandestinità, invece di gettare fumo negli occhi dei propri membri attraverso una “alleanza” unilaterale e non ricambiata con gli islamisti.Orrore senza fineSenza una chiara via rivoluzionaria da seguire, la situazione in Iran si trasformò in un incubo a occhi aperti per le masse iraniane. Saddam, frustrato dalla resistenza iraniana, ricorse all’uso di armi chimiche, tra cui gas mostarda, sarin e tabun. Il risultato fu un totale di 25.000 morti e 100.000 feriti.Gli imperialisti occidentali erano pienamente consapevoli dell’uso di armi chimiche da parte di Saddam, come ben documentato da documenti desegretati e interviste. In realtà, l’imperialismo occidentale ha aiutato l’Iraq a preparare queste armi, poiché aziende britanniche e della Germania Ovest hanno contribuito a costruire gli impianti chimici utilizzati per la loro produzione. I Paesi Bassi hanno fornito oltre 5.000 tonnellate di precursori chimici per la loro produzione, mentre Spagna, Francia, Austria e Italia hanno fornito munizioni per il lancio delle armi chimiche.Grazie a una combinazione di numeri schiaccianti e sacrifici estremi, le masse iraniane fermarono l’avanzata di Saddam entro il dicembre 1980, per poi iniziare a respingerlo lentamente fuori dall’Iran. La Repubblica Islamica dell’Iran mobilitò milioni di persone, ricorrendo persino al reclutamento di adolescenti per gli attacchi suicidi e lo sminamento, con la promessa di una ricompensa in paradiso. Decine di migliaia di bambini soldato furono uccisi durante la guerra e in totale morirono tra i 200.000 e i 600.000 soldati.A metà del 1982, le forze irachene furono espulse dall’Iran e, nel luglio 1982, l’Iran iniziò la sua offensiva in Iraq. Nella sua disperazione, Saddam diede il via alla campagna di bombardamenti nota come “Guerra delle città”, bombardando ogni grande città dell’Iran e uccidendo 16.000 civili. L’Iran, con la sua forza aerea limitata a causa delle sanzioni occidentali, si rivolse allo sviluppo di missili e droni propri. E ora l’Occidente, che è stato responsabile proprio di questo massacro di civili iraniani, esige che l’Iran smantelli il suo programma di missili balistici e rimanga indifeso!Khomeini ha persino invocato il rovesciamento di Saddam per “esportare la rivoluzione” in Iraq e ai suoi alleati filo-occidentali nella regione. Hanno sviluppato legami e fornito aiuti agli anti-imperialisti e ad altri alleati come Hezbollah in Libano, Al-Da’wa in Iraq e altri. Per l’Iran, questi erano fronti per combattere il vero nemico dietro Saddam Hussein: l’imperialismo occidentale, e in particolare l’America. Ancora una volta, l’imperialismo statunitense esige che gli iraniani smettano di sostenere i “proxy” nella regione, ma è stata proprio l’aggressione sostenuta dall’imperialismo statunitense a spingere gli iraniani a sviluppare questi proxy!L’aiuto fornito dall’Iran a Hezbollah contro l’intervento americano nella guerra civile libanese, in particolare, contribuì a inasprire i suoi rapporti con l’imperialismo statunitense. Tuttavia, la prevista espansione della Rivoluzione Islamica non ebbe mai luogo. Gli sciiti iracheni furono repressi violentemente da Saddam, e i membri del clero sciita e gli iracheni di lingua persiana furono espulsi o deportati in Iran. Dopo che le forze di Saddam furono cacciate dall’Iran nel 1982, quest’ultimo inviò ripetute richieste di cessate il fuoco e nell’agosto 1988 era diventato chiaro anche a Khomeini che la guerra era giunta a un punto morto. Alla fine della guerra, le masse erano esauste sia dalla guerra che dalla repressione, sulla scia delle sconfitte nella lotta di classe.Fu la guerra a consolidare definitivamente la controrivoluzione in Iran. Subito dopo la guerra, le prigioni del regime iraniano erano piene di prigionieri politici, che furono massacrati con accuse quali la collaborazione con Saddam, l’apostasia dall’Islam e la guerra contro Dio. Si stima che siano stati giustiziati fino a 30.000 prigionieri.Imperialisti: giù le mani dall’Iran!Sia la controrivoluzione che la guerra degli anni ’80 hanno lasciato la società iraniana completamente traumatizzata. Da allora, il regime iraniano ha legato tutta la sua legittimità all’indipendenza dall’imperialismo occidentale e all’evitare gli orrori di un’altra guerra. La sua politica estera è stata costruita attorno a questo scopo. E mentre l’assurdità dell’“esportazione della rivoluzione” è stata sostanzialmente abbandonata, l’Iran è ancora circondato dall’imperialismo americano ostile, e quindi ha mantenuto e allargati la cerchia dei suoi alleati.Allo stesso tempo, il regime ha ripetutamente dimostrato la volontà di giungere a un’intesa con l’imperialismo occidentale, chiedendo di essere accettato come potenza legittima in Medio Oriente. L’imperialismo americano, nella sua arroganza, non può tuttavia accettare l’Iran come potenza legittima e serba rancore nei confronti della Repubblica Islamica a causa del suo rifiuto di sottomettersi.Ma questo atteggiamento è del tutto ipocrita. È stato proprio l’imperialismo occidentale ad aver contribuito a creare e rafforzare la Repubblica Islamica, inizialmente attraverso il sostegno diretto a Khomeini, e poi indirettamente attraverso la guerra Iraq-Iran e la costante ostilità che ne è seguita, la quale, lungi dall’indebolire il regime islamista controrivoluzionario, non ha fatto altro che rafforzarlo politicamente, consolidandone le credenziali anti-imperialiste.In definitiva, la Repubblica Islamica è un mostro di Frankenstein che l’imperialismo occidentale ha contribuito in larga misura a creare e che finora non è stato in grado di controllare o rovesciare.Qualsiasi discorso dei ciarlatani occidentali sui “diritti umani” della Repubblica Islamica, specialmente negli anni ’80, è una totale assurdità. Gli orrori della Repubblica Islamica eguagliano quelli del regime di Pahlavi, sostenuto dall’Occidente, che a sua volta sognava di realizzare ciò che alla fine è stato realizzato dagli islamisti: la cancellazione del movimento comunista. L’imperialismo occidentale è la forza più reazionaria al mondo. Ciò si vede solo in Iran nella sua condotta criminale nella guerra Iraq-Iran e nella miriade di crimini che ha commesso nell’ultimo secolo di storia iraniana.